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D.Lgs. 193/2007 in parole semplici: cosa prevede e cosa rischia un locale

Aggiornato il · 6 min di lettura

Il manuale di autocontrollo stampato, pronto per il controllo
In breve

Il D.Lgs. 193/2007 è la legge italiana che applica i regolamenti europei sull'igiene degli alimenti, a partire dal Reg. (CE) 852/2004. Dice chi fa i controlli (Ministero della Salute, Regioni e ASL), ha abrogato la vecchia legge HACCP (D.Lgs. 155/1997) e, all'art. 6, fissa le sanzioni. Per un bar o un ristorante le principali sono: da 1.500 a 9.000 euro senza notifica sanitaria, da 500 a 3.000 euro per i requisiti di igiene, da 1.000 a 6.000 euro senza procedure HACCP o se non le applichi. Per le violazioni sanabili accertate la prima volta arriva prima una diffida con 30 giorni per rimediare (D.L. 91/2014).

Il D.Lgs. 193/2007 compare spesso in fondo ai verbali dell'ASL, nei preventivi dei consulenti e nei corsi HACCP. Se lo cerchi online trovi quasi sempre il testo di legge nudo, difficile da leggere. Qui ti spieghiamo cosa dice, articolo per articolo, e cosa significa per un bar o un ristorante. Gli importi sono copiati dal testo vigente su Normattiva, che abbiamo riletto il 18 ottobre 2026.

A cosa serve questo decreto

Il Reg. (CE) 852/2004 è europeo: dice cosa deve fare chi lavora con gli alimenti, ma lascia a ogni Stato il compito di decidere chi controlla e quali sanzioni applicare. Il D.Lgs. 193/2007 fa proprio questo per l'Italia.

Gli articoli che contano per un locale sono tre:

Articolo Cosa dice Perché ti interessa
Art. 2 Le autorità competenti sono Ministero della Salute, Regioni, Province autonome e ASL È l'ASL del tuo territorio che fa i controlli di routine
Art. 3 Elenca le norme abrogate, tra cui il D.Lgs. 155/1997 La vecchia legge HACCP non vale più: oggi conta il Reg. 852/2004
Art. 6 Le sanzioni Quanto si rischia, comma per comma

Se il tuo manuale cita ancora il D.Lgs. 155/97 come norma in vigore, è un segnale che va aggiornato.

L'articolo 6, comma per comma

L'art. 6 ha 16 commi. Alcuni riguardano solo macelli, stabilimenti riconosciuti e molluschi bivalvi (commi 1, 2, 4 e da 9 a 14), quindi di solito non un bar o un ristorante. Ecco quelli che ti riguardano.

Comma Cosa punisce, in parole semplici Sanzione
3 Lavorare senza aver fatto la notifica sanitaria, o con la registrazione sospesa o revocata da 1.500 a 9.000 euro
3 Cambiare attività senza comunicarlo per aggiornare la registrazione da 500 a 3.000 euro
5 Non rispettare i requisiti generali di igiene dell'Allegato II del Reg. 852/2004 da 500 a 3.000 euro
6 Non aver predisposto le procedure di autocontrollo basate sui principi HACCP da 1.000 a 6.000 euro
7 Non sistemare entro il termine fissato le carenze trovate dall'autorità da 1.000 a 6.000 euro
8 Non applicare, o applicare male, le procedure che hai da 1.000 a 6.000 euro

Comma 3: la notifica

Prima di aprire, ogni attività alimentare va notificata all'autorità competente, di solito tramite SUAP (Reg. 852/2004, art. 6). Il comma 3 punisce chi non lo fa e anche chi cambia attività in modo significativo senza comunicarlo: per esempio un bar che comincia a fare cucina.

Comma 5: l'igiene di tutti i giorni

Riguarda i requisiti dell'Allegato II: locali, attrezzature, acqua, rifiuti, igiene del personale, conservazione degli alimenti, formazione. Una cucina sporca o un lavamani senza sapone rientrano qui. I requisiti sono spiegati nella guida al Reg. CE 852/2004.

Comma 6: avere le procedure

È il comma del «manuale HACCP». Punisce chi non ha predisposto le procedure di autocontrollo basate sui principi HACCP, comprese le procedure di verifica previste dal Reg. (CE) 2073/2005 sui criteri microbiologici, quando si applicano.

La legge non impone un modello. Le procedure devono descrivere la tua attività ed essere proporzionate alle sue dimensioni. Molte Regioni prevedono un manuale HACCP semplificato per le microimprese.

Comma 7: la prescrizione

Se l'ASL trova inadeguatezze nei requisiti o nelle procedure, fissa un termine congruo per eliminarle. La sanzione del comma 7 scatta solo se non lo rispetti. Per questo, dopo un controllo, la cosa più importante è leggere bene il verbale e annotare le scadenze.

Comma 8: applicarle davvero

Avere un manuale non basta: il comma 8 punisce la mancata o non corretta applicazione delle procedure. Schede non compilate, temperature fuori limite senza azioni correttive, un manuale che descrive un locale diverso dal tuo. È il motivo per cui le schede di registrazione vanno compilate al momento, non a fine mese.

Comma 16: chi risponde

Le sanzioni sono a carico dell'operatore del settore alimentare, la persona fisica o giuridica responsabile dell'impresa. Il consulente che ha scritto il manuale non risponde al posto tuo.

Prima della sanzione: la diffida

Questo è il punto che pochi spiegano, ed è rassicurante. Per le violazioni in materia di sicurezza alimentare punite con sanzione amministrativa, quando l'organo di controllo accerta per la prima volta una violazione sanabile, non ti multa subito: ti diffida a rimediare entro 30 giorni dalla notifica della diffida (D.L. 91/2014, art. 1, comma 3).

Decide l'organo di controllo se la violazione è sanabile. Ma per chi lavora con attenzione e ha un problema da sistemare, la legge prevede prima di tutto un'occasione per farlo.

Un'altra cosa utile: i controlli vengono riportati in un verbale che ti viene notificato anche quando è tutto regolare (D.L. 91/2014, art. 1, comma 1). Conservalo con il manuale.

Quanto si paga davvero: misura ridotta e sconto del 30%

Se la sanzione viene contestata, quasi mai si paga il massimo.

  1. Pagamento in misura ridotta (L. 689/1981, art. 16). Entro 60 giorni puoi pagare un terzo del massimo o il doppio del minimo, se più favorevole.
  2. Riduzione del 30% (D.L. 91/2014, art. 1, comma 4). Per le violazioni agroalimentari, se il pagamento ridotto è ammesso, la somma cala del 30% se paghi entro 5 giorni dalla contestazione o dalla notifica.
Comma Sanzione prevista Misura ridotta Entro 5 giorni (−30%)
3, senza notifica 1.500 – 9.000 € 3.000 € 2.100 €
3, modifiche non comunicate 500 – 3.000 € 1.000 € 700 €
5, requisiti di igiene 500 – 3.000 € 1.000 € 700 €
6, 7 e 8 1.000 – 6.000 € 2.000 € 1.400 €

Sono calcoli fatti sulla legge, senza le spese di notifica. Per un caso concreto conta sempre quello che c'è scritto nel verbale. Per un ricorso, o se non sei d'accordo con quanto contestato, rivolgiti a un professionista o alla tua associazione di categoria.

Cosa non c'è nel D.Lgs. 193/2007

Il decreto non copre tutto. Altre sanzioni sono in leggi diverse:

Le trovi tutte, con gli importi verificati, nella tabella delle sanzioni HACCP.

Come metterti in regola con calma

Tre passi, in quest'ordine:

  1. Notifica: ritrova la ricevuta della notifica o della SCIA e controlla che descriva l'attività che fai oggi.
  2. Procedure: verifica che il manuale descriva il tuo locale com'è adesso, con il menù e le attrezzature attuali. Se non c'è, con il questionario prepari una bozza sulla tua attività, che leggi prima di pagare, adatti e firmi. Nessun manuale ti mette al riparo dal comma 8: conta come lavori ogni giorno.
  3. Applicazione: stampa la checklist del controllo ASL e passala con chi lavora con te.

Domande frequenti

Cosa prevede il D.Lgs. 193 del 2007?

Applica in Italia i regolamenti europei sull'igiene degli alimenti (852/2004, 853/2004 e collegati). Indica le autorità competenti per i controlli (art. 2), elenca le norme abrogate (art. 3) e stabilisce le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi (art. 6).

Cosa ha abrogato il D.Lgs. 193/2007?

Una lunga lista di norme precedenti (art. 3). Per la ristorazione la più nota è il D.Lgs. 155/1997, la prima legge italiana sull'HACCP (lettera o). Ha abrogato anche l'art. 2 della L. 283/1962 (lettera s).

Qual è la multa se non si ha l'HACCP?

Se mancano le procedure di autocontrollo basate sui principi HACCP la sanzione va da 1.000 a 6.000 euro (art. 6, comma 6). Con il pagamento in misura ridotta sono 2.000 euro, che scendono a 1.400 se paghi entro 5 giorni. Se la violazione è accertata per la prima volta ed è sanabile, prima della sanzione arriva una diffida con 30 giorni per rimediare.

Chi paga la sanzione: il titolare o il consulente HACCP?

L'operatore del settore alimentare, cioè la persona fisica o giuridica responsabile dell'impresa (art. 6, comma 16). Il consulente che ha scritto il manuale o il dipendente indicato come responsabile non prendono su di sé la sanzione.

Il D.Lgs. 193/2007 è stato modificato di recente?

Su Normattiva l'art. 6 risulta in vigore dal 6 febbraio 2008, con l'ultimo aggiornamento all'atto pubblicato nel 2010. Gli importi delle sanzioni non sono cambiati. Il D.Lgs. 27/2021 ha riorganizzato i controlli ufficiali, ma non ha toccato questi importi.

Fonti

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce le indicazioni della tua ASL o della tua Regione.