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D.Lgs. 231/2017 e allergeni: cosa deve fare un ristorante o un bar

Aggiornato il · 5 min di lettura

Il menù fotografato con lo smartphone per segnare gli allergeni
In breve

Il Reg. (UE) 1169/2011 rende obbligatoria l'informazione sui 14 allergeni anche per i cibi non confezionati (art. 44), e il D.Lgs. 231/2017 dice come darla in Italia. Ristoranti e bar devono indicare gli allergeni di ogni piatto prima di servirlo, su menù, registro, cartello o sistema digitale con copia scritta, oppure con un avviso che rimanda al personale e a una documentazione scritta (art. 19, comma 8). Chi omette l'informazione rischia da 3.000 a 24.000 euro (art. 23, comma 2); per le microimprese la sanzione è ridotta sino a un terzo (art. 27). Non va confuso con il D.Lgs. 231/2001, che riguarda la responsabilità delle società.

Un cliente chiede «c'è frutta a guscio in questo dolce?» e il cameriere va in cucina a chiedere. Succede ogni sera in migliaia di locali. La legge chiede una cosa semplice: che la risposta sia già scritta, per ogni piatto, prima che il piatto arrivi al tavolo. Qui trovi cosa dicono il Reg. (UE) 1169/2011 e il D.Lgs. 231/2017, come metterti in regola in un pomeriggio e quanto si rischia se manca l'informazione.

Prima di tutto un chiarimento che Google spesso confonde: il D.Lgs. 231/2017 riguarda le informazioni sugli alimenti. Il D.Lgs. 231/2001 è tutt'altro, la responsabilità amministrativa delle società. Hanno solo il numero in comune.

Le due norme e cosa fa ciascuna

Norma Cosa fa Articoli chiave per un locale
Reg. (UE) 1169/2011 Regola europea sulle informazioni al consumatore. Elenca i 14 allergeni e rende obbligatoria l'informazione anche per i cibi non preimballati Art. 9 (indicazioni obbligatorie), art. 44 (alimenti non preimballati), Allegato II (i 14 allergeni)
D.Lgs. 231/2017 Decreto italiano: dice come dare l'informazione in Italia e fissa le sanzioni Art. 19 (come informare), art. 23 (sanzioni), art. 27 (riduzioni e diffida)

L'art. 44 del Reg. 1169/2011 permette a ogni Stato di decidere con quali mezzi dare l'informazione sui cibi non confezionati. L'Italia lo ha fatto con l'art. 19 del D.Lgs. 231/2017.

I 14 allergeni

Sono quelli dell'Allegato II del Reg. 1169/2011: glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte, frutta a guscio, sedano, senape, sesamo, anidride solforosa e solfiti (oltre 10 mg/kg o 10 mg/litro), lupini, molluschi. Esempi e ingredienti nascosti sono nella guida ai 14 allergeni.

Come informare i clienti: le opzioni ammesse

L'art. 19, comma 8, vale per gli alimenti non preimballati serviti dalle collettività: ristoranti, bar, pizzerie, mense, catering. L'informazione deve essere riconducibile a ciascun piatto e data prima che venga servito. Le strade ammesse sono queste.

Modalità Cosa serve Va bene per
Menù Allergeni indicati accanto a ogni piatto Menù fissi che cambiano poco
Registro o cartello ben in vista Elenco piatti con i loro allergeni Bar, tavole calde, banchi
Sistema digitale (QR code, tablet) Anche una documentazione scritta facilmente reperibile per clienti e autorità Locali con menù digitale
Avviso che rimanda al personale Un avviso sul menù, sul registro o su un cartello e la documentazione scritta con gli allergeni di ogni piatto Menù del giorno, piatti che cambiano spesso

Due dettagli dello stesso articolo che si dimenticano spesso:

Per gelaterie, pasticcerie, panetterie, pasta fresca e gastronomie che vendono al banco c'è una regola in più: l'elenco degli ingredienti può stare su un unico cartello o su un registro vicino al banco, purché gli allergeni siano riconducibili ai singoli prodotti (comma 3).

Le sanzioni (art. 23)

Gli importi sono copiati dal testo vigente su Normattiva, riletto il 18 ottobre 2026.

Violazione Comma Sanzione
Informazione sugli allergeni omessa per alimenti non preimballati o serviti dalle collettività 2 da 3.000 a 24.000 euro
Informazione data con modalità diverse da quelle previste 3 da 1.000 a 8.000 euro
Stessa violazione, ma solo su aspetti formali 3 da 500 a 4.000 euro
Altre violazioni dell'art. 19 sui prodotti non preimballati 1 da 1.000 a 8.000 euro
Indicazioni mancanti nelle fasi prima della vendita (per esempio tra fornitore e locale) 4 da 500 a 4.000 euro

Le cifre sono alte, ma l'art. 27 aggiunge tre correttivi importanti:

Il D.Lgs. 231/2017 non è l'unica norma che conta: se un cliente si sente male possono entrare in gioco anche altre responsabilità. La protezione migliore resta la più semplice: una tabella aggiornata e un personale che sa dove trovarla.

Allergeni in cucina: cosa è cambiato nel 2021

Il Reg. (UE) 2021/382 ha aggiunto al Reg. 852/2004 una regola sulla gestione degli allergeni (All. II, cap. IX, punto 9): attrezzature e contenitori usati per alimenti con un allergene non vanno usati per alimenti che non lo contengono, a meno che non siano stati puliti e controllati, almeno per l'assenza di residui visibili. È il motivo per cui un piatto «senza glutine» fritto nell'olio delle cotolette impanate non è davvero senza glutine. Ne parliamo nella guida al Reg. CE 852/2004.

Come metterti in regola in un pomeriggio

  1. Fai l'elenco dei piatti, bevande e dolci compresi.
  2. Per ogni piatto segna gli allergeni, partendo dalle ricette e dalle etichette dei prodotti che compri: salse, basi pronte, panature, vino (solfiti).
  3. Scegli la modalità: menù, registro, cartello o avviso più registro.
  4. Stampa e firma la tabella con la data, e tienila dove il personale la trova in dieci secondi.
  5. Aggiornala a ogni cambio di ricetta, ingrediente o fornitore.
  6. Spiega al personale dove si trova e come rispondere a un cliente allergico.

Per i punti 1–4 c'è la nostra tabella allergeni gratuita: fotografi il menù, controlli e correggi gli allergeni proposti e scarichi il PDF da appendere o tenere al banco. È gratis e senza registrazione. Se vuoi anche il manuale HACCP del locale, la tabella del tuo menù è inclusa nel manuale da 49 euro.

Prima di un controllo, ripassa tutto con la checklist del controllo ASL.

Domande frequenti

Cosa stabilisce il D.Lgs. 231 del 2017?

È il decreto italiano che applica il Reg. (UE) 1169/2011 sulle informazioni ai consumatori. Per la ristorazione la parte più importante è l'art. 19, che dice come informare sugli allergeni negli alimenti non preimballati, e l'art. 23, che fissa le sanzioni. Non ha niente a che fare con il D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità delle società.

Qual è la multa se non indico gli allergeni al ristorante?

Se l'informazione manca del tutto, da 3.000 a 24.000 euro (D.Lgs. 231/2017, art. 23, comma 2). Se c'è ma è data in modo diverso da quello previsto, da 1.000 a 8.000 euro, oppure da 500 a 4.000 euro se il problema è solo formale (comma 3). Per le microimprese la sanzione è ridotta sino a un terzo (art. 27, comma 3), e per le violazioni sanabili accertate la prima volta si applica la diffida a rimediare entro 30 giorni.

Basta scrivere sul menù «chiedere al personale»?

Sì, è una delle modalità ammesse, ma solo se dietro c'è una documentazione scritta, facilmente reperibile sia per i clienti sia per l'ispettore, con gli allergeni di ogni piatto (art. 19, comma 8). Il cartello da solo, senza il registro, non basta.

Posso usare un QR code per gli allergeni?

Sì, i sistemi digitali sono ammessi. In quel caso le stesse informazioni devono esistere anche su una documentazione scritta, facile da trovare per il cliente e per l'autorità di controllo (art. 19, comma 8).

Devo indicare anche le tracce di allergeni?

L'obbligo riguarda gli allergeni usati come ingredienti. Le diciture sulle possibili tracce sono informazioni volontarie (Reg. UE 1169/2011, art. 36) e non devono essere usate al posto di una buona gestione in cucina. Dal 2021 il Reg. 852/2004 chiede di pulire e controllare le attrezzature tra preparazioni con e senza un allergene.

Fonti

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce le indicazioni della tua ASL o della tua Regione.