Home › Guide › Rintracciabilità alimentare: obblighi, documenti e un esempio pratico

Rintracciabilità alimentare: obblighi, documenti e un esempio pratico

Aggiornato il · 5 min di lettura

In breve

La rintracciabilità alimentare è la possibilità di ricostruire il percorso di un alimento lungo tutta la filiera (Reg. CE 178/2002, art. 18). Ogni impresa deve sapere chi le ha fornito ogni alimento e, se vende ad altre imprese, a chi lo ha fornito: un passo indietro e un passo avanti. Per un ristorante che serve solo clienti privati significa soprattutto conservare fatture e documenti di trasporto in modo da ritrovare subito un fornitore e un lotto. Se un alimento non è sicuro scattano ritiro e richiamo (art. 19).

La rintracciabilità alimentare sembra una cosa da industria, ma riguarda anche il bar sotto casa. Se un lotto di mozzarella viene richiamato per Listeria, devi capire in pochi minuti se l'hai comprato, quando e quanto ne hai ancora. Qui trovi cosa dice la legge, cosa deve tenere un piccolo ristorante e come gestire un ritiro.

Rintracciabilità alimentare: definizione

Il Reg. (CE) 178/2002 la definisce come "la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento" attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione (art. 3). Le fasi arrivano fino alla vendita o erogazione al consumatore finale, quindi il ristorante è dentro.

Rintracciabilità degli alimenti: cosa dice l'art. 18

L'art. 18 del Reg. (CE) 178/2002 fissa tre obblighi per ogni operatore:

  1. Un passo indietro. Devi essere in grado di individuare chi ti ha fornito un alimento o qualsiasi sostanza destinata a entrarci (par. 2).
  2. Un passo avanti. Devi poter individuare le imprese a cui hai fornito i tuoi prodotti (par. 3).
  3. Informazioni disponibili. Devi avere sistemi e procedure per dare queste informazioni all'autorità che le chiede (par. 2 e 3).

Il passo avanti parla di imprese. Se il tuo ristorante serve solo clienti privati, non devi registrare chi ha mangiato cosa. Le cose cambiano se rifornisci altre attività. Una pasticceria che consegna torte a tre bar, o una cucina che prepara pasti per un'azienda, deve sapere a chi ha dato cosa e quando.

Cosa deve tenere un piccolo ristorante

Non serve un software. Serve poter rispondere in fretta a due domande: da chi l'ho comprato e quando.

Cosa Perché Come
Elenco fornitori Sapere chi chiamare Ragione sociale, indirizzo, telefono, prodotti forniti
Fatture Prova di acquisto da quel fornitore Archivio per mese, cartaceo o digitale
DDT (documenti di trasporto) Data di consegna e quantità Insieme alle fatture o in un raccoglitore a parte
Lotto dei prodotti più delicati Capire se sei coinvolto in un richiamo Annotato sul DDT o fotografato all'arrivo
Fatture di vendita ad altre imprese Il passo avanti Solo se rifornisci altri esercizi

Il manuale di autocontrollo deve spiegare come funziona il tuo sistema: chi archivia i documenti, dove e per quanto tempo. La legge europea non fissa un periodo unico di conservazione. Chiedi alla tua ASL se la tua Regione dà un'indicazione. Tieni conto anche degli obblighi fiscali sulle fatture.

Il lotto e le preparazioni proprie

Quando sconfezioni un prodotto, il lotto resta sull'imballo che butti. Se il prodotto è a rischio (salumi, formaggi freschi, pesce, uova) conviene conservare l'etichetta o fotografarla. Lo stesso vale per i prodotti che congeli in proprio. L'etichetta con la data di congelamento ti aiuta a ricollegarli alla consegna.

Un esempio pratico: il richiamo di un formaggio

Pizzeria "Da Marco", martedì mattina. Il fornitore chiama: il lotto L2410 di mozzarella fiordilatte è richiamato per un possibile pericolo microbiologico.

  1. Marco apre l'archivio DDT. Trova la consegna di venerdì: 20 kg, lotto L2410, annotato sul documento.
  2. Isola il prodotto. In frigo ne restano 6 kg. Li mette in un contenitore chiuso con il cartello "NON USARE – richiamo", separati dal resto.
  3. Segue le istruzioni del fornitore. Restituzione o distruzione, come indicato.
  4. Controlla le preparazioni. Ha usato quel lotto anche per una farcitura in frigo? La elimina.
  5. Annota tutto nella scheda delle non conformità: data, lotto, quantità, cosa ha fatto.

Senza il lotto sul DDT, Marco avrebbe dovuto eliminare tutta la mozzarella in frigo per sicurezza.

Ritiro e richiamo: cosa dice l'art. 19

Se hai prodotto, trasformato o distribuito un alimento non sicuro che non è più sotto il tuo controllo, devi avviare subito il ritiro e informare l'autorità competente (art. 19, par. 1). Chi fa solo vendita al dettaglio o distribuzione, senza toccare confezione, etichetta o sicurezza del prodotto, deve ritirare i prodotti non conformi nei limiti della propria attività. Deve anche collaborare con i fornitori e le autorità e trasmettere le informazioni sulla rintracciabilità (art. 19, par. 2).

Per un ristorante nella pratica vuol dire:

Le sanzioni sulla rintracciabilità

Sono nel D.Lgs. 190/2006 e sono cambiate di recente.

Violazione Articolo Sanzione
Obblighi dell'art. 18 non rispettati art. 2 da 6.000 a 48.000 euro, o il 3% del fatturato se più alto; massimo 150.000 euro
Ritiro non avviato art. 3, comma 1 da 3.000 a 18.000 euro
Ritiro senza informare l'autorità art. 3, comma 2 da 500 a 3.000 euro
Dettaglianti che non ritirano prodotti non sicuri art. 5 da 500 a 3.000 euro

L'art. 2 è stato sostituito dalla L. 75/2026, in vigore dal 29 maggio 2026. Per le violazioni solo documentali o formali che non incidono sulla sicurezza o sulla tracciabilità sostanziale, l'autorità deve prima darti 15 giorni per regolarizzare. Tutte le altre sanzioni sono nella pagina sulle sanzioni HACCP.

Rintracciabilità e HACCP

La rintracciabilità non è uno dei 7 principi HACCP, ma fa parte del sistema di autocontrollo e del manuale HACCP. Durante un controllo ASL l'ispettore può prendere un prodotto in frigo e chiederti da chi l'hai comprato. Se trovi la fattura in un minuto, il controllo prosegue.

Vale anche per i materiali: contenitori, pellicole e vaschette devono essere rintracciabili lungo la filiera (Reg. CE 1935/2004, art. 17). Ne parliamo nella guida ai MOCA.

Errori comuni

Nel manuale che prepari con il nostro questionario la parte sulla rintracciabilità è già scritta sulla tua attività: una bozza che leggi, adatti e firmi.

Domande frequenti

Cos'è la rintracciabilità alimentare?

È la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento attraverso tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione. La definizione è nell'art. 3 del Reg. CE 178/2002, l'obbligo nell'art. 18.

Un ristorante deve registrare a chi vende i piatti?

No, se serve consumatori finali. L'art. 18 chiede di individuare le imprese a cui fornisci i prodotti. Se invece rifornisci altre imprese, per esempio un bar a cui vendi dolci, devi sapere a chi e cosa hai consegnato.

Quali documenti servono per la rintracciabilità?

Di norma bastano fatture e documenti di trasporto dei fornitori, con nome del fornitore, prodotto, quantità e data, archiviati in modo da ritrovarli. Per prodotti di origine animale conviene annotare anche il lotto.

Serve una scheda di rintracciabilità degli alimenti?

La legge chiede un sistema, non un modulo preciso. Molti locali usano un elenco fornitori e l'archivio dei DDT. Una scheda è utile se fai preparazioni da vendere ad altre imprese o congeli in proprio.

Qual è la sanzione se manca la rintracciabilità?

Dal 29 maggio 2026 da 6.000 a 48.000 euro, o il 3% del fatturato se più alto, fino a 150.000 euro (D.Lgs. 190/2006, art. 2). Per violazioni solo formali l'autorità deve prima dare 15 giorni per mettersi in regola.

Fonti

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce le indicazioni della tua ASL o della tua Regione.